Saint Bartholomew e le fiere tra XVII e XIX secolo

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Saint Bartholomew’s Fair, fu una delle prime fiere di Londra, ed ebbe luogo ogni anno il 24 agosto, nella zona del mercato dei bovini di Smithfield, dal 1133 durante il regno di Enrico I, al 1855 , richiamando folle di ogni classe sociale.
Nacque come fiera di tessuti e si espanse molto rapidamente diventando un punto di riferimento per l’intrattenimento londinese. La fiera veniva formalmente aperta ogni anno dal Sindaco, alla vigilia della festa di San Bartolomeo e per i tre giorni successivi. Nel XVII secolo cominciò a godere di fama internazionale e all’inizio del secolo successivo fu estesa da tre giorni a due settimane. Più che un evento commerciale, la fiera divenne una sorta di carnevale attirando il pubblico di ogni ceto con spettacoli di burattini, mangiatori di fuoco, lottatori, contorsionisti, nani, orsi ballerini, scimmie e tigri. Non mancavano ovviamente imbonitori, venditori di unguenti, astrologi, e ciarlatani di ogni genere, oltre che tabacco, alcolici e cibarie, dolci, musica e giocattoli. La fiera era conosciuta perfino per esibizioni di strani animali o animali dalle attitudini umane, tra cui un ariete con sei gambe, Tobi il maiale che poteva leggere le ore, riconoscere le carte e inscenare altre diavolerie, il Maiale della Saggezza (Pig of Knowledge), che aveva il potere di leggere nella mente, Moroco, il cavallo che eseguiva calcoli matematici, e poi il pony che poteva contare i punti delle carte e leggere l’ora da qualsiasi orologio, il cane che giocava a domino, gatti sapienti, elefanti, coccodrilli e tanto altro.
Saint Bartholomew fu inoltre una delle più grandi opportunità dell’anno per borseggiatori, prostitute, e loschi individui. L’ubriachezza e la volgarità della fiera, tuttavia, suscitarono crescente disapprovazione della classe media e nel 1855 finì per chiudere definitivamente, poichè considerata luogo di vizi.
Saint Bartholomew fu la fiera più importante, ma non certo l’unica. Molte altre nacquero in giro per l’inghilterra, ognuna dedicata ad un santo o ad una degna causa. Stourbridge Fair fu ad esempio istituita per aiutare i lebbrosi, e Saint James Fair, a Londra, fu messa in piedi per aiutare l’ospedale Saint James.
Degne di nota furono inoltre Southwark Fair, una breve fiera settembrina, Greenwich Fair, May Fair, St. Denis e Saint Giles Fair.
Tra giostre, macchinari misteriosi, bancarelle e animali prodigiosi, le fiere furono ovviamente teatro di molti illusionisti. Tra coloro che lasciarono traccia vediamo certamente Isaac Fawkes, probabilmente il più famoso ed importante illusionista inglese del 700, che durante Saint Bartholomew si esibiva fino a sei volte al giorno (vedi biografia qui).

Fawkes mago

Flockton

Un altro posticino nella memoria storica della magia lo trova John Flockton (1740-1794), un artista ambulante inglese proprietario di un teatro itinerante, che si esibì per almeno 35 anni nel sud dell’Inghilterra. A partire dal 1760 portò in giro nelle piazze e nelle fiere un programma che mescolava, magia, marionette, ombre cinesi e un meccanismo complesso chiamato “Mechanical Musical Clock” in grado di produrre, diceva, novecento immagini diverse. Flockton fu meglio descritto come uno showman, piuttosto che come illusionista, e visse nel periodo dei colleghi, artisti erranti, Robinson e Lane. Morì a Peckham, nel 1794 dividendo il suo spettacolo e le proprietà che lo riguardavano col suo assistente (e presumibilmente allievo) Daniel Gyngell, e con la manipolatrice di marionette Sarah Flint.

Gyngell

Tale Daniel Gyngell (1773 – 1833), mago, cantante e suonatore di bicchieri, nacque nel 1773, e durante la sua carriera si esibì come ”Senior Gyngell” a partire dal 1788. Il suo spettacolo fu molto vario, una sorta di circo itinerante che coinvolse tutti i membri della famiglia. Mr. Gyngel si esibiva in giochi di carte, Mrs Gyngel  cantava, il figlio maggiore Joseph Gyngell intratteneva il pubblico con numeri di giocoleria, Horatio Gyngell ballava, George Gyngell, il più piccolo, faceva giochi col fuoco e Louisa Gyngell si esibiva come equilibrista sulla corda.
Sir Edward Stirling, un impresario dell’epoca, ricorda Gyngell come un uomo elegante che sfoggiava mani ricche di diamanti (che in realtà erano cocci di bottiglia). Lo stesso parla inoltre di un numero davvero sorprendente: Gyngell chiedeva in prestito un cappello, vi bolliva un budino e poi lo restituiva pulito e integro al proprietario, numero che in realtà era molto comune nelle fiere e che altri maghi eseguivano cucinando omelette o pancake.
Gyngell fu l’ultimo grande rappresentante della magia itinerante, meritando un posto nella “Society of American Magicians Hall of Fame”.
Morì nel 1833 e fu sepolto nella chiesa di St. Giles di Camberwell.
Uno dei suoi 4 quattro figli, Joseph D. Gellini Gyngell, seguì i suoi passi presentandosi al pubblico come ”Master Gengell” attorno al 1810.

Lane 

Un altra figura importante delle fiere settecentesche fu Lane.
Secondo quanto diceva lui stesso, i suoi trucchi con le uova e gli uccelli avrebbero tirato su di morale chiunque.
Il suo spettacolo fu così popolare che il mago affittò una stanza a Londra abbastanza capiente da ospitare il pubblico, per far danzare uova e far volare uccelli.
Una filastrocca fatta circolare da Lane stesso diceva:
I will make you laugh, it will drive away gloom,
To see how the eggs it will dance round the room,
And from another egg a bird there will fly,
Which makes the company all for to cry,
‘O rare Lane! Cockalorum for Lane! Well done,
Lane, You are the man!

Mr Jonas

Un illusionista di nome Jonas, probabilmente italiano o tedesco, arrivò in Inghilterra nel 1766, portando in scena un numero orribile: la decapitazione di un piccione. Il numero si svolgeva davanti ad un pubblico che probabilmente mai realizzò se la decapitazione fosse reale o solo una illusione, ma che pare apprezzasse con fragorosi applausi il macabro esperimento. Jonas annunciava che avrebbe consegnato un piccione su una corda ad uno spettatore, che avrebbe tagliato la testa alla sua ombra e che il piccione l’avrebbe davvero persa, rimanendo decapitato sulla corda.
Nell’ambito delle fiere inglesi, il trucco di tagliare la testa ad un uccello, tagliando la testa alla sua ombra, fu ripetuto frequentemente e da diversi maghi.

Richardson

Frequentatore di fiere inglesi e francesi, Richardson fu un mangiatore di fuoco davvero particolare. Riponeva zolfo sulla lingua e carboni ardenti che masticava e deglutiva. Seguiva poi fondendo un boccale e bevendo il bicchiere fuso da un mestolo.
A volte sui carboni ardenti posizionati sulla lingua riponeva un’ostrica. Ventilando poi i carboni, i gusci delle ostriche cominciavano ad aprirsi e dopo qualche istante estraeva l’ostrica perfettamente cotta da offrire a qualche bambino nel pubblico, o da aggiungere allo zolfo e al bicchiere fuso per poi buttare giù tutto.

Powell

Uno showman di nome Powell (il suo nome è purtroppo sconosciuto) fu una figura molto popolare nell’ambiente dei mangiatori di fuoco, tra il 1750 e il 1760. Come Richardson cucinava del cibo in bocca, ma preferiva arrostire sulla lingua un pezzo di bistecca. Chiedeva inoltre al pubblico di soffiare sui carboni ardenti riposti sulla sua lingua, finchè la bistecca non fosse cotta al punto giusto. Powell mischiava inoltre piombo fuso, pece, zolfo e altri combustibili in un mestolo di ferro, dava poi fuoco a tutto, prendeva un cucchiaio e iniziava a mangiare il composto infernale dal mestolo.

Madame Josephine Giradelli

Henry Morley, in Memoirs of Bartholomew Fair  (1859), scrisse di una donna che riponeva del piombo fuso nella sua bocca e ne sputava un pezzo solidificato con la forma dei i suoi denti. Si passava ferro arroventato su corpo, arti e capelli,
affondava il braccio nel suo fuoco e si lavava le mani non solo nel piombo bollente, ma anche negli acido nitrico. Certa di non versare una goccia di piombo, questa donna straordinaria si esibiva in abito elegante senza far uso di grambiule. Il suo nome fu Madame Josephine Girardelli. Tra i più celebri “uomini incombustibili” si ricorda l’italiano Giuseppe Leoni, artista che si esibì in Francia e in Italia nella prima decade del XIX secolo.

Blaise Manfre

Nel XVII secolo fu noto un altro genere di intrattenimento magico del tutto particolare. Diversi artisti francesi si esibirono bevendo e rigurgitando liquidi in modo spettacolare, tra cui Jean Royer, Floram e probabilmente il più conosciuto Blaise Manfre, artista di origini maltesi che fu in grado di bere enormi quantità di acqua e rigurgitarli in due getti che terminavano in due ampolle, una che si riempiva di vino e l’altra di birra, il tutto comtemporaneamente! Ma il gioco non finiva qua, dopo una seconda bevuta d’acqua Manfre riusciva a rigurgitare vino rosso, vino bianco, brandy ed altre bevande, fino a riempire intere bottiglie
Si dice che il cardinale Richelieu tentò di estorcere il segreto a Manfre rivelando il metodo alla Chiesa, minacciando di sottoporlo ad una punizione.
Manfre inoltre si esibiva in esercizi acrobatici prove e di forza fisica, tra cui il sollevamento di grossi pesi fissati ai sui capelli.
Tra le stranezze del tempo, con una certa affinità, troviamo i mangiatori di pietre, capaci di deglutire grandi quantità di sassi. Tra questi è degno di nota un italiano dal nome Battaglia.

Floram Marchand

 
Tra i rigurgitatori dell’epoca, degno di nota è Floram Marchand, artista che si faceva chiamare “Le Grand Boyeur”. Marchand attirò l’attenzione di due gentiluomini inglesi che lo portarono a Londra e sponsorizzarono il suo show. Quando scoprirono i segreti di Marchand pubblicarono un libro dal titolo “The Falacie of the Great Water-Drinker Discovered”, nel quale spiegarono i suoi metodi. Questo fu il primo libro inglese sull’arte della rigurgitazione, da cui presero spunto probabilmente molti artisti di strada.

Costruttori e performer di automi

Le fiere furono altresì occasione per ammirare gli automi dalle sembianze umane, dall’inghilterra alla Francia. A Londra troviamo Christopher Pinchbeck, orologiaio di professione, padre di un pupazzo che poteva suonare il violino ed altri strumenti a corda e imitare il canto degli uccelli, artista che si poteva ammirare in uno degli spettacoli più apprezzati tra le fiere, “The Grand Theatre of the Muse“.
In Francia molti artisti esibirono un gran numero di automi alla Fiera di Saint Germain ed altre fiere parigine. Tra questi troviamo M. Jack de Vaucanson che nel 1738 introdusse il suonatore di flauto meccanico, l’anatra meccanica che mangiava, beveva e digeriva ed altri fantastici marchingegni. Sempre a Parigi, nel 1747 apparve “Le Fameux Paysan de Nort Hollande” che prometteva di esibire un vaso di fiori nel quale cresceva una pianta che si ricopriva di foglie, che poi cadevano lasciando spazio alla nascita di frutti maturi da mangiare. 
Tra gli altri, Comus invece esibì un famoso automa che si vestiva come desiderava il pubblico, un’altro che cambiava il colore degli occhi uguagliando l’iride di chi lo fissava, e un automa che leggeva nel pensiero degli spettatori, scrivendo un messaggio di suo pugno. 
Maghi del 700

Fonti e approfondimenti, libri e web

 

– David A. H. Wilson, The Welfare of Performing Animals: A Historical Perspective, Springer, 2015

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