Leo intervista SILVAN. Un ritratto del Maestro Otello Ghigi.

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Silvan ricorda Otello Ghigi, una meravigliosa testimonianza

Queste righe hanno ormai più di due anni, ricordo che incontrai Silvan a Venezia in quel periodo. La memoria del maestro è incredibile, via mail mi scrive che quel giorno eravamo vicino all’Hotel Continental, davanti ad un’edicola stracolma di souvenir e maschere veneziane, e che scattammo una foto. E in effetti quella foto è ancora sul mio cellulare, e sullo sfondo vi è quel che dice. Allora avevo il mio spettacolo a bordo di una nave di Costa Crociere che imbarcava i passeggeri a Venezia, e passeggiando lo incrociai per caso e lo salutai. Ricordo che mi lusingò per i miei articoli sulla rivista Verba Tayko, che continua tutt’oggi a ricevere puntualmente. Credo di essergli rimasto impresso per scrivere di Pinetti come un artista dell’epoca dei lumi e non come un ciarlatano (Silvan ci tiene molto a questo aspetto). Si chiacchierò poi del mio spettacolo a bordo e ci salutammo. Il Maestro era molto impegnato, aveva una serata al Casinò di Venezia.

Mago SilvanEra proprio quello il periodo, e gli chiesi il favore di rispondere ad alcune domande su uno dei suoi grandi mentori, l’illusionista Otello Ghigi. Ricordo che ci mise un po’, e che in un certo senso dovetti insistere. Come sapete Silvan è tutt’ora un artista molto impegnato. Gli feci quindi domande generiche a cui non rispose punto per punto, ma su cui costruì un ricordo molto vivo. Tra una cosa e l’altra questa intervista rimase nel mio archivio e solo qualche giorno fà scrissi a Silvan che l’avrei postato nel blog in questi giorni. Non riporterò le domande una per una, sarò più breve. Gli chiesi se Otello gli avesse mai parlato di un mentore, se per caso, vista l’attitudine per l’ipnosi, avesse conosciuto Gabrielli e se la magia fosse per lui un lavoro. Domandai se e cosa gli avesse insegnato e se quell’uomo avesse avuto degli allievi. Fui curioso di sapere se conservasse del materiale di Ghigi, gli chiesi di parlarmi del suo carattere, dei suoi difetti e se avesse avuto qualche aneddoto da raccontare su quel personaggio ormai molto lontano nel tempo.

Ebbene, questa è la risposta del Maestro Silvan, che per un paio d’anni ho tenuto per me, buona lettura.

 

Per una chimica segreta degli incontri che segnano la tua vita, Otello è un personaggio che non ho mai dimenticato e sovente ricordato nelle mie interviste.
Ero ancora un ragazzo quando ebbi il piacere di frequentarlo.
Rammento un uomo di media statura, baffetti e capelli nerissimi. Volto nobile dal piglio deciso, autoritario, dotato di una dialettica fluente e persuasiva che ti inebriava.
Non l’ho mai visto fare un gioco fuori dalla scena.
Per me era il Mago per eccellenza, destinato a divenire il mio punto di partenza.
Mi appariva tale, sopratutto nelle sue esibizioni di ipnosi teatrale, e dal suo linguaggio magniloquente, enfatico, retorico ma affascinante nel soggiogare le persone in scena. Ai miei occhi di ragazzo rappresentava l’idolo dei miei fumetti preferiti: Mandrake!
Otello GhigiNon vedeva di buon occhio i dilettanti che si esibivano davanti a un pubblico pagante, in maniera approssimativa e superficiale: ”Bisogna essere preparati. C’è un avvicinamento graduale a quest’arte. Non può essere messa in mano a dei pasticcioni”. Sentenziava.
Alla fine degli anni Settanta, lo invitai a una riunione del CMI a Bologna. Passeggiando per la fiera magica, espresse sentimenti di disapprovazione: ”Non sono i giochi che si comprano come al mercato della frutta a fare un mago. Ci vuole ben altro”. Gli rispondevo che nessuno nasce imparato e tutto questo bendiddio un giorno sarebbe stao utile a qualcuno.
E’ probabile che l’espressione del suo sentimento negativo, traeva origine dalla vecchia scuola. Quando i prestigiatori si tramandavano l’arte da maestro ad allievo, senza smarrire per strada il passaggio generazionale.
Il discepolo, doveva apportare a compimento le esperienze acquisite dal Maestro mediante la conoscenza e pratica della scena, e il contatto diretto con il pubblico.
Applicando il criterio dell’analogia, non alludeva certamente ai Kellar, Thurston, Dante, Bamberg, Blackstone ecc, ma si rifaceva per le sue radici teatrali, alla dinastia dei grandi attori: De Filippo, Ricci, Ruggeri.
E mai avrebbe potuto immaginare l’evolversi e l’esponenzialità di quest’arte mediante il mezzo televisivo; e negli ultimi vent’anni Internet, con le migliaia di giochi svelati su youtube…
Ho conosciuto la sua prima moglie, la figlia e suo fratello attore di prosa come lui ai suoi esordi. Frequentandolo pochissimo fuori scena, non ho mai avuto l’opportunità di conoscere le persone che frequentava.
Il suo mentore era MOHAMED, nome d’arte di Battaglia, un ipnotizzatore romano. Durante il periodo bellico degli anni Quaranta, si esibivano nei teatrini di provincia e nei rifugi.
Frequentava anche Delfo un ipnotizzatore di Trieste. Un omone alto, con due folte e arcuate sopracilia che mangiava tanti spicchi d’aglio…”quando parla” diceva Ghigi sorridendo: ” riesce meglio ad addormentare le persone…” Non mi ha mai parlato di Gabrielli.

Silvan Saghibu
Silvan molto giovane, Saghibù

Ragazzino com’ero, appresi chi era Otello solo più avanti negli anni.
Attitudini? In scena e nella vita aveva un portamento aristocratico: personalità non edulcorata, ma decisa e positiva. Difetti? Quelli che nei vari settori dello spettacolo possiedono un po’ tutti gli attori: un pizzico di egocentrismo ed egoismo. Amava molto le donne. Sovente al termine dei suoi spettacoli se ne andava a braccetto con qualche ammiratrice.
Viveva di magia dalla quale traeva il suo unico sostentamento economico.
Non rammento quando iniziò la sua carriera. So soltanto che come attore, aveva recitato in teatro. Citava spesso Baseggio e Cavalieri, due attori veneti molto popolari.
Frequentare i suoi spettacoli è stato per me un luogo di crescita professionale. Non ho mai percepito una lira, né un regalo. Non mi ha mai insegnato un gioco di prestigio.
Quando gli chiedevo di spiegarmene uno, mi rispondeva: “ruba con gli occhi…”
In scena unico protagonista senza assistenti. Nella prima parte dello spettacolo eseguiva giochi classici: palla zombie, sparizione della bacchetta magica, la moltiplicazione delle monetine, giochi con il mazzo di carte coniche e l’apparizione di un piatto di pastasciutta. Nella seconda, il suo straordinario intrattenimento di ipnosi teatrale.

Silvan
Silvan

Durante le sue incredibili esibizioni, ai miei occhi appariva come un vero mago! Subii uno shock quando più in là, mi accorsi che utilizzava persone che favorivano più o meno consapevolmente il verificarsi del processo ipnotico.
Era un affabulatore straordinario dotato di grande carisma. Si esibiva indossando il classico frac. Solo negli ultimi anni quando si esibiva con Miryam, la sua deliziosa seconda moglie e due dei suoi figli Luca e Virso, ( il terzo Agamennone), indossava una giacca bianca da smoking.
Fuori scena indossava camicia con cravatta e completi sobri, e d’inverno cappotto scuro e un cappello di panno nero di foggia diplomatica.
Non mi risulta che avesse allievi. C’erano dei parenti della Giudecca che lo seguivano nei suoi spettacoli di ipnosi per le sceneggiate come l’arrotino, la balia ecc.

Aneddoti che lo riguardano? A Venezia nel quartiere di Dorsoduro. Era un pomeriggio caldo di primavera e l’aria odorava di mandorlo. Lo spettacolo allestito in un oratorio veneziano era previsto per le ore 17. Alle 16,30 i complici non si presentarono…Qualche minuto prima dello spettacolo il professore era agitato, inquieto, nervoso e di malumore. Salì ugualmente sul palco con una carica di energia mai vista prima.
Quel giorno, forse, ho assistito alla sua esibizione più bella ed efficace!
Senza ll microfono che allora non si utilizzava, manipolava gli improvissati attori senza “trucco”… con una bravura magistrale. Grandioso! Memorabile, da antologia. Con il pubblico che applaudiva i genuini spettatori che sul palcoscenico si producevano in situazioni esilaranti e paradossali, provocando una allegra eccitata atmosfera colma di interminabili e straripanti risate..
Nel privato amava circondarsi di gruppetti di gente dello spettacolo. Rimaneva ore e ore seduto ai tavolini di un bar veneziano dominando con l’eloquio e piglio istrionico la conversazione, facendosi ascoltare anche dalle sedie vuote.
Otello GhigiMateriale cartaceo? Sono in possesso di alcune cartoline che riproducevano la sua immagine con la scritta: ILLUSIONISTA PROF. OTELLO GHIGI che distribuivo io stesso al termine dello spettacolo. E una locandina del 1955 che pubblicizzava il suo show al teatro Corno d’Oro al Lido di Venezia. Una specie di Festival della Magia con il sottoscritto (il mago più giovane d’Italia), Mantovani (fine manipolatore) e Alberti (il mago bianco), due miei cari amici che io stesso proposi quando ancora mi presentavo come Saghihù. Probabilmente Miryam o i figli custodiranno altra memorabilia.
Alla fine degli anni Settanta venne a Roma e mi invitò a vedere una sua esibizione a Cecchignola. Si esibiva nel teatro-dopolavoro dei militari. Negli anni Ottanta mi fece ancora una sua gradita visita con la sua seconda moglie Miryam: possiedo delle foto che ci ritraggono insieme nel mio salone. Era felice.
Eclettico, negli ultimi anni scrisse dei deliziosi volumetti di racconti e su Venezia dipingeva delle tele bellissime che raffiguravano la laguna veneta. Me ne regalo due, appese ora nel mio studio.
Quando seppi del suo ricovero in un ospedale di Mestre presi il primo treno. Lo trovai in carrozzella. I suoi occhi si illuminarono. Era indebolito e con ridotte capacità di azione. Fu come se mi fosse caduto un macigno in testa. Provai un grande dolore nel vedere i suoi occhi intrisi di malinconia e rabbia per trovarsi in quelle tristi condizioni.
Myriam ci offrì un gingerino analcolico, scattò alcune foto con lei, Otello e mia moglie Irene.
“Vedrai, ti rimetterai senz’altro”, gli dissi, “ti aspetto a Roma!”. Non replicò. Mi guardò con un incredulo candore nell’accettare la validità della mia proposta.
Silvan Otello GhigiQuando la sua anima volò sopra la cima degli alberi mi recai al suo funerale, celebrato a Mestre, una cerimonia funebre laica che si svolge secondo una formula prestabilita…uno stanzone lugubre adornato solo da una corona di fiori posata sul muro bianco e qualche mazzo di fiori. La bara senza simboli religiosi e targa portanome.
Funerale triste. Come quello per una cremazione senza un sacerdote, che suscita l’idea della morte e fa riflettere sul nostro breve passaggio su questa terra. Presenti in piedi un gruppo di conoscenti. Il locale poco illuminato dal soffitto alto, suscitava in me un senso di angoscia e tristezza. Pronunciai un breve elogio funebre per ricordarlo. Oltre ai suoi cari era presente un solo prestigiatore, Marco Casellato, un torinese che da anni vive a Mestre. Ricordi e immagini penosi che lasciano una traccia duratura nell’anima.
Ancora oggi, con Miryam che mi onora della sua amicizia, esiste un ottimo rapporto. Dopo ogni mia apparizione televisiva ricevo un suo sms.
Ci sentiamo per gli auguri pasquali e natalizi e quando mi esibisco nel Veneto, la invito ai miei spettacoli e non manco mai di sottolineare che in sala c’è la moglie del prof. Otello Ghigi: UN GRANDE ILLUSIONISTA CHE DA RAGAZZO ISPIRO’ LA MIA CARRIERA!

Ciao

Silvan


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