Panamericana e dintorni
La Isla de la Plata
Non essendo la stagione adeguata per le Galapagos, e mantenendo comunque lo stesso prezzo (un costo fastidiosetto nell’economia di 72 giorni) abbiamo preferito visitare l’isla de la Plata, celebre per essere molto simile alle sorelle tanto rinomate e più lontane.
Che dire, è un luogo sopravvalutato, neanche lontanamente paragonabile come biodiversità alle Galapagos. Un’isola disabitata senz’altro affascinante, ma condita di aspettative. Una macchina da soldi per le agenzie della costa che con la scusa di un’area protetta non raggiungibile autonomamente, organizza quelle noiose scampagnate organizzate. Solite cose turistiche da cui cerco sempre di tenermi lontano: barchetta, tour e pseudo-guida che tenta di rendersi simpatica con le solite battute, pranzo incluso preparato la sera prima e lasciato fuori dal frigo, batteri delle feci e cagotto prima del dessert. Prezzo alto e la solita promessa di non cascarci più.

Durante una noiosa camminata vedrete pellicani e una marea di pata azul, uccelli dalle zampe celesti. Tutto qua. La guida ci ha confidato che i Leoni di mare non si vedranno mai e che le agenzie dicono un sacco di cazzate. Spezziamo una lancia per il panorama sulle scogliere a un centinaio di metri dal livello del mare. Per il resto davvero nulla di davvero speciale.A caccia di salti di balena
E qui, signore e signori, ci sarebbe da aprire un capitolo sulle esperienze da fare prima di tornare a mettere il pannolino.
Il capitano schiaccia sull’accelleratore e d’improvviso si ferma, qualcuno ha visto qualcosa. Senza avvertire un gigante fa un salto fuori dall’acqua, atterrando in meno di un secondo e spostando una quantità d’acqua incredibile. Silenzio. A rompere i coglioni solo una signora francese che ci indica la posizione del salto, come se a dieci metri di distanza, una balena che salta, sia visibile solo per lei.L’arrivo in Perù e la città fantasma di Chan Chan. Magia, culti antichi e civiltà perdute

Ma qualcosa di davvero magico c’è, perchè a pochi minuti di carro dalla città, in pieno deserto, si apre un complesso archeologico enorme e dal fascino difficilmente descrivibile.
C’è molto da leggere sui Chimù, compreso che fu una civiltà sanguinaria purtroppo, abituata a sacrifici umani. Un gruppo di archeologi infatti ha trovato i resti di 42 bambini, un sacrificio per invocare la fertilità della terra e del mare.
Poca gente visita quelle che sono le rovine di un tempio enorme, e praticamente nessuno si inoltra tra le dune che ospitano gli scavi al suo esterno. Ettari di deserto da cui si può vedere il mare in lontananza, e verso Trujillo case che finiscono per parassitare le montagne. Girando la testa, nessuno all’orizzonte, l’unica presenza, tolta la nostra è il fischio del vento. Una pace che forse, dopo il sangue versato per mano dei Chimù, merita altri 1000 anni di silenzio.
♤
La magia che più mi sorprende non è un gioco di prestigio
Una porta della felicità (di porte ce ne sono molte a mio avviso) è senz’altro la capacità di sapersi stupire, perchè, pensateci bene, se tutto un giorno ci sembrerà uguale o poco importante, o tutto dello stesso colore, quando non ci sarà più paesaggio o libro ad emozionarci, se davanti un film vedremo solo una telecamera, e quando dietro un mago solo un trucco, forse è il momento di cercare l’anima che abbiamo perso chissà dove, senza averne percepito l’assenza. A volte può rimanere impigliata su qualche spigolo o in qualche spina lungo la strada. Uno o più cazzi per testa sono già sufficienti a renderci apatici e disinteressati per giorni, settimane… o anni nel peggiore dei casi. Non dovrebbe succedere, non c’è un vero motivo, ma solo uno stupido spostamento di energia. Infatti, a pensarci bene, perdere fiducia e passione nelle belle cose ha poco senso, non sono queste a renderci vulnerabili. Eppure, paradossalmente, sono le prime a cui facciamo a meno in un momento di difficoltà. Strano eh…
Ognuno di noi ha la propria magia, e togliendo quelle che accomunano tutti, l’amore e i propri cari, ne abbiamo di diverse. C’è chi ama follemente il mare, uno sport che ha sempre fatto, il proprio cane, il proprio cavallo, lanciarsi col paracadute, ascoltare gli U2, ballare il tango, Frida Kahlo…


Quel voyage “Magique” surtout lz surprise des dauphins et baleines. Je partage avec Leo l’idée que la magie c’est les voyages et la découverte de nouveaux horizons. Bonne continuation mais prennez bien soin de vous. Bisous
Merci Colette