Girolamo Scoto, mago e girovago del XVI secolo

Girolamo Scoto, mago e girovago del XVI secolo
Autore: Leonardo Carrassi*
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“Il demonio insegna loro l’arte nefalda di ingannare gli uomini con le carte, i dadi… come possono riferire tutti coloro che conoscono quell’italiano, tutt’ora vivente, chiamato Scoto…”
                                “Daemonologia”, Giacomo I d’Inghilterra 
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La storia del mentalismo vede tra i suoi precursori un uomo spesso squattrinato che vestiva come un duca e girava su una carrozza accompagnato da servitori, ostentando una vita parecchio al di sopra delle proprie possibilità. Girolamo Scoto (noto anche come Hieronymus Scotto, Hieronimi Scotti, Jeronimo Scotto, e Jerome Scot) nacque a Piacenza nel 1569 e fu un mago giocoliere attivo nel periodo a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.
Fu un pioniere del mentalismo, un giocoliere e prestigiatore nato nel ducato di Parma, precisamente nella città di Piacenza. Spesso è stato confuso con Michele Scoto vissuto a cavallo tra il XII e il XIII secolo, famoso matematico, astrologo, e filosofo scozzese, che godeva di una notevole reputazione come medico, alchimista, stregone e mago, e con l’omonimo Veneziano Girolamo Scotto (1505-1572), stampatore e compositore.
Ma il Girolamo Scoto di cui parlano per merito gli storici della prestigiazione fin da Ottokar Fischer, fu un personaggio ben diverso. Egli dedicò parte della sua vita esibendosi come ospite in molte corti d’Europa, che sfoggiarono le sue doti magiche e mentali durante la seconda metà del XVI secolo e i primi anni del XVII. Prestò servizio per Ferdinando II d’Austria, visitò la corte imperiale di Rodolfo II d’Austria a Praga, e secondo Max Dif e Milbourne Christopher, si esibì per Elisabetta I a Londra.
Si recò a Venezia, dove conobbe l’alchimista e impostore Marco Bragadino, e in città del nord tra cui Norimberga, Colonia, Coburg, Danzica.
Tra i prestigi di Scoto vi furono esperimenti con carte da gioco; degno di nota l’aneddoto riportato da tale Dr. Handsch per cui Scoto fece pensare ad una carta ed estrasse dal mazzo la carta pensata. Scoto depose quindi 4 carte sul tavolo e chiese di nominare una preferenza tra Re, Regine o Fanti. La scelta fu per i Re e Scoto scopri le carte che si rivelarono proprio i quattro Re. Quando il gioco fu ripetuto uno spettatore indispettito scelse “nulla”, e quando il mago scoprì le carte si rivelarono quattro carte bianche.
Tra i numeri del mago vi furono giochi con monete, letture con l’ausilio di libri che oggi definiremmo “book test“, esperimenti di telepatia, divinazioni del pensiero e creazioni di immagini, probabilmente attraverso l’utilizzo di una sorta di lanterna magica. È inoltre famoso lo specchio attraverso il quale avrebbe mostrato i volti d’altre persone ai nobili d’Europa, fino a far apparire le immagini di Adamo ed Eva.
Tra le vicende del mago italiano si documenta che davanti al Re di Prussia e diversi notabili, Scoto prese un pezzo di pane e lo modellò a forma di medaglia. Dopo alcuni istanti il pane si trasformò in una medaglia d’oro che portava la sua effigie; la medaglia fu lasciata in dono ma da allora è stata persa o forse fusa.
Della stessa medaglia oggi esistono copie molto simili in bronzo, ed insieme al ritratto conservato nell’Archivio Nazionale Austriaco, rappresenta l’unica immagine del girovago piacentino.
Tra gli altri documenti troviamo scritti attribuiti probabilmente a lui: “Fantasies de L’Escot”, attualmente in possesso della bibliothèque Nationale de France, a Parigi, e “Plusieurs
jeux de cartes” oggi nella Harry Price Library of Magic Literature a Londra, oltre a libercoli scritti da altri che tentarono di rivelare i segreti del mago italiano.
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“Varie sono le specie de’ prestigi; ci è una forte, che viene chiamata aparenza, over prestigio giocolatorio, il qual s’esercita a guisa della Commedia, et da  persone vili, come da Cerretani, bagattellieri, su le piazze e l’hosterie, et ancor da persone nobili senza premio, o mercede, ma sola gentilezza alla presenza di Gentiluomini, Signori,Principi e Principesse come oggi per trastullo, e diporto s’usa lo Scoto Piacentino, da Luca Trono Veneziano,

da M. Abramo Colorni Ebreo, ingegni ero de sereniss. di Ferrara….”
 
               Il serraglio degli stupori del mondo
                                            Tomaso Garzoni
Approfondimento:
Per tutti coloro interessati ad approfondire l’argomento, invito a scaricare la ricerca di Marco Mocella su questa pagina:

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