The Discovery of Witchcraft, la scoperta della stregoneria di Reginald Scot

The Discovery of Witchcraft

 
 
The Discovery of WitchcraftTra i testi più interessanti e storicamente significativi troviamo un raro ed importante volume scritto in periodo rinascimentale, probabilmente il primo vero testo a svelare trucchi e segreti di maghi e streghe. Discovery of Witchcraft, pubblicato da Reginald Scot (1538?-1599) nel 1584, fu un volume rivoluzionario scritto con l’intenzione di prevenire i processi di stregoneria, paganesimo ed eresia, attribuendo alla chiesa cattolica la colpa di un massacro contro religione e denunciando i libri che ne appoggiavano la repressione, tra cui Démonomie des Sorciers e Malleus Maleficarum.
Reginald Scot, fu un gentiluomo inglese che, nonostante non conseguì una laurea, ottenne una significativa formazione in legge, diventando giudice di pace nel Kent.
Fu inoltre membro del parlamento e della Famiglia dell’amore, setta che consolidò lo scetticismo di Scot verso la stregoneria.
Scot tentò quindi di demistificare la magia in un momento storico in cui il tribunale dell’inquisizione mieteva vittime proprio a causa di credenze e superstizione. 
Nel 1581, Scot fu coinvolto in ambito legale nel processo rivolto a Margaret Simon condannata per stregoneria a Rochester, ma pare che ad aver fatto da catalizzatore nella stesura del libro, furono i processi di St. Osyth, villaggio nel quale nel 1582, 14 donne furono accusate di stregoneria ed almeno due furono impiccate.
Scot fu indubbiamente molto coraggioso poichè la stregoneria era un crimine riconosciuto ufficialmente sia dalla chiesa che dal governo. Probabilmente consapevole di rischiare l’accusa di tradimento, eresia e perfino stregoneria, utilizzò la Bibbia per giustificare i suoi argomenti e questo gli fornì un ottimo riparo.
Reginald Scot sostenne che credere nella stregoneria non fosse coerente con le sacre scritture, descrivendo tale credenza persino eretica, e presentò prove che le menzioni sulle “streghe” nella Bibbia furono tradotte in modo falso. Indicò inoltre la natura corrotta delle indagini sulle streghe, chiaramente progettate per condannarle.
Evidenziò quanto assurde fossero le affermazioni sulla stregoneria, adducendo spiegazioni naturali per ognuna di esse. Mostrò infine come truffatori e intrattenitori potessero fingere pratiche apparentemente miracolose, utilizzando trucchi molto scaltri e fornendone descrizioni dettagliate. Una parte del libro infatti, parla di magia intesa come illusionismo, diventando negli anni la base per molti giochi di prestigio moderni. La parte sui trucchi magici fu plagiata in molti testi, tra cui The Art of Juggling (1612) e Hocus Pocus Junior (1634).
Né la chiesa né il governo videro di buon occhio il volume di Reginald Scot, tanto che presto fu messo all’indice e Giacomo I d’Inghilterra mandò al rogo tutte le copie che riuscì a reperire.
 
 
Fonti ed approfondimenti:
 
  • Edward Claflin e Jeff Sheridan, Street Magic, an illustrated history of wandering magician and their conjuring arts, Doubleday and company, Garden City, New York, 1977.
  • Christopher, Milbourne. Panorama of Magic. Dover, 1962.
  • De Ritis, Raffaele. Illusionismi, 7000 anni di teatro, scienza e religione. Stampa alternativa 2004.
 
 

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