Joseph Pinetti e gli Amusements Physiques

Amusements Physiques

Accompagnato da una sfarzosa carrozza trainata da cavalli bianchi – scrive Laura Forti nel suo libro Divertimenti Fisici – giunge a Parigi un avventuriero sulla trentina, un uomo distinto che non fa economia di titoli nobiliari, e che si presenta come professore di fisica sperimentale e matematica. Corre l’anno 1783, anno in cui i fratelli Montgolfier innalzano per la prima volta in pubblico il loro pallone aerosatico sui cieli della Francia illuminata. Fu quello uno dei traguardi della fisica che affascinò l’italiano Giuseppe Pinetti approdato nella capitale, tanto da voler emulare i due inventori diversi anni dopo in Russia, nell’ esperimento che, per ironia della sorte, segnò la fine della sua inarrivabile carriera con un inaspettato insuccesso, lo scoppio del pallone dinnanzi agli occhi di tutti. Ma in una carriera accompagnata da elogi, riconoscimenti ed invidie, tra il chiacchiericcio e la curiosità di molte corti d’Europa, quello non fu che l’unico vero fiasco che ci viene raccontato, nefasto tanto da essere scritto nelle pagine del suo destino a poche righe da una morte in depressione. Negli anni a venire fu più facile ricordare Pinetti come un eroe quasi romantico, che concluse la sua vita in tristezza, tracciando un epilogo che sà quasi di castigo per la sua follia, lo scotto delle sue inesauribili ambizioni di successo. Ma è tra questi due episodi, l’arrivo a Parigi e l’incidente Russo che si srotolano gli anni di storia più affascinanti della vita dell’artista. Non passa molto tempo dal suo arrivo in Francia che diventa presto un personaggio di corte, e contemporaneamente un uomo amato dai ceti popolari che frequentavano il Pont-Neuf, luogo di saltimbanchi e imbonitori. Pinetti infatti non rinuncia alla vendita della polvere persiana a fianco di maghi e ciarlatani che popolavano il ponte, nonostante il suo carisma e la sua inventiva lo pagassero con ben altre soddisfazioni. Emulo di Cagliostro non disdegnava certo della vendita di rimedi miracolosi, polveri e basami magici, in un’ epoca in bilico tra scienza e superstizione, nella quale inventori e scopritori erano sulla bocca di tutti. Col tempo e con abili strategie comunicative, non solo riuscì a portare in teatro i suoi esperimenti, ma i suoi spettacoli arrivarono a chiedere ingressi da capogiro. Il segreto del suo successo fu sicuramente nel modo di fare, erudito ed elegante, negli abiti che ne esaltavano l’importanza sociale, e nel personaggio complesso ed affascinante che si era abilmente costruito. Ma come già detto la vita di Pinetti non è sempre stata rosea, e la sua carriera fu spesso messa a dura prova da individui che invidiosi, o in cerca di popolarità pubblicarono libri per smascherare i numeri che l’italiano metteva in scena. Non fu sempre facile per Pinetti mantenere alta l’opinione pubblica a causa dell’accanimento di un certo Monsieur Decremps che cercò di mettere in guardia i parigini dal mago furfante che si spacciava per fisico, ma che in realtà metteva in scena trucchi da prestigiatore. La stessa sorte gli capitò ad Amburgo dove un certo Kosman scrisse un libro sui segreti dell’artista. Il successo del grande mago Italiano meriterebbe certamente pagine e pagine di aneddoti fatti e curiosità, tuttavia in queste pagine non andremo a spulciare nelle scorribande del genio, tantomeno si parlerà dell’uomo. Mi limiterò invece a parlare degli Amusements Physiques, libro scritto da Pinetti durante la sua permanenza a Parigi. Prima di sfogliare questo meraviglioso testo voglio solo giustificare la mia scelta bizzarra di aver esordito raccontandone il declino e le sfortune. In molte pubblicazioni, tra riviste e libri di magia, si parla spesso del suo grande successo, tralasciandone tuttavia la parte romantica dell’uomo che non sopravvive al suo genio. Penso che Pinetti non fu che uno dei tanti geni innominati dell’epoca dei lumi, e come molte grandi vite umane ci hanno dimostrato, il genio è spesso accompagnato alla sregolatezza, tanto dal successo quanto dai fallimenti, dalla miseria e dalla malasorte, da dicerie, invidie, e diffamazioni. Contro ogni buona ragione ho preferito esordire con una presentazione al contrario, che pur frammentaria dal punto di vista dei contenuti, lascia volutamente un amaro in bocca che riporta al binomio tra il genio e l’esagerzione, nel successo e nella disgrazia. La leggenda diventa mito spesso quando la malasorte accompagna la vita di un artista, questa è certamente una visione romantica, uno stereotipo quanto mai vero.

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Purtroppo ciò che oggi ci giunge del celebre mago italiano sono pochi scritti discordanti di suoi contemporanei, qualche manifesto dei suoi spettacoli nelle diverse corti d’Europa, e un libercolo scritto da lui su alcuni esperimenti fisici. Qualche notizia sulla sua vita e pochi aneddoti sono raccontati in qualche libro che tratta la storia di ciarlatani, saltimbanchi e artisti di quel periodo, protagonisti delle piazze e dei teatri dell’epoca. Per tanto le vicende di Giovanni Giuseppe Bartolomeo Vincenzo Merci, il vero nome per esteso di Pinetti, rappresentano oggi una proiezione storica dettata tanto da fonti dissonanti, quanto da accomodamenti pseudo-fantasiosi in cerca delle verità più plausibili. Ciò di cui si può parlare senza incorrere in errori storici è invece il libretto dei suoi giochi, i Divertimenti Fisici, Amusements Physiques et differents experiences divertissants, pubblicato a Parigi nel 1784, tradotto in diverse lingue, raro e ambito dai collezionisti di tutto il mondo. L’opera di Pinetti infatti non è altro che una raccolta di giochi di carte e fisica dilettevole, preceduta da una prefazione che giustifica la volontà di renderli pubblici. Pinetti è molto chiaro, dice di voler svelare alcuni semplici trucchetti da presentare in famiglia e con gli amici, richiesta fatta da alcuni nobili signori, e piacere dal quale non poteva sottrarsi nonostante fosse in procinto di partire: “plusieurs personnes de la premiére qualité ayant paru desirer que je rendisse plublics quelques-uns des moyens aifes & propres à recrèer une compagnie, foit à la ville, foit à la campagne, je n’ai pu me refuser à les satisfaire”. Tuttavia questo non sembra essere il motivo originale, si può infatti pensare che egli, con questo libro, voglia dimostrare alla gente quanto dietro ai suoi giuochi vi sia un metodo scientifico, senza complici e astuzie ciarlatanesche, riscattandosi nuovamente dalle accuse di Decremps. Tutto ciò si evince dalla prefazione e dal Discours prèliminaire quando afferma che le esperienze potevano sembrare di origine sovrannaturale solo agli occhi di chi non aveva alcun tipo di sensibilità scientifica, avvalendosi più che altro di concetti di radice superstiziosa. Essere un professore di fisica sperimentale gli dava sicuramente un tono più adatto all’epoca dei lumi, e mai avrebbe accettato di essere definito un ciarlatano. Il momento era delicato, la scienza sembrava voler stroncare ogni falsa credenza a favore del metodo, e da qui a pochi anni sarebbe iniziato il declino di Cagliostro, proprio a causa di qualcuno che lo accusò di essere un truffatore. Pinetti sembrava voler essere definito un importante fisico membro di numerose accademie, e di lottare per un’identità ben precisa lontana da nomine legate alla ciarlataneria. Ovviamente nei Divertimenti Fisici non svela alcun segreto importante, e probabilemente ciò che scrive non rivela sempre il vero principio su cui si basano alcuni esperimenti. Con furbesca onestà intellettuale, nella Preface non promette di palesare numeri miracolsi, e riferendosi probabilmente agli automi dice in primo luogo di non poter sintetizzare il loro funzionamento tanto complesso in un’opera scritta così di fretta prima di partire per Londra, e successivamente s’impegna a pubblicare qualcosa a riguardo una volta tornato dal viaggio. Ovviamente fu solo una promessa da marinaio!

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I Divertimenti fisici sono raccolti in un libro che supera di poco le 100 pagine. Ovviamente nulla del materiale raccolto si può considerare oggi oggetto di studio dal punto di vista della tecnica e dell’innovazione, nessun gioco promette effetti miracolosi per il pubblico attuale, ma non tutto ciò che è antico è destinato a prender polvere. Certamente nessuno proverà a far muggire la testa di un vitello cotta e pronta da esser mangiata, sparare ad una colomba in volo per poi farla resuscitare, o rendere orribili i volti della gente tramite la combustione di soluzioni alcoliche, ma qualcuno, soprattutto muovendosi nei primissimi passi della prestigiazione si troverà ad eseguire un semplicissimo gioco matematico di carte simili a quelli scritti da Pinetti più di due secoli fa, o a fare un calcolo matematico che ha dell’incredibile. Se non riuscite ad immaginare che dei giochi di prestigio sopravvivano a due secoli, sarà ancora più incredibile pensare che allo stesso Pinetti non si attribuisce la paternità di tutte le esperienze descritte. Come lui stesso anticipa nella prefazione, molti di quei numeri erano certamente conosciuti da qualcuno, e probabilmente già pubblicati. Per questo richiama all’indulgenza i lettori, sperando di non essere in alcuna maniera accusato di plagio. Allo stesso modo infatti, mischiando fisica, meccanica e magia bianca, prima Ozanam (un secolo prima), poi Guyot, scrissero numerosi tomi di ricreazioni fisiche e matematiche, migliaia di pagine davanti alle quali un’opera come quella del mago Italiano, sarebbe sicuramente passata in secondo piano dal punto di vista dei contenuti scientifici. Diversamente dalle opere di Ozanam e Guyot l’opera non pretende di avere un valore enciclopedico e risulta piuttosto popolare nella stesura. Non possiede che due sole tavole aggiunte solo nella seconda edizione, ed un bellissimo frontespizio che ritrae il busto di Pinetti tra due cherubini (tre nell’edizione inglese). Il valore del libro non è certo quello nozionistico, ciò che più gli dà importanza sembrano essere le parole dell’artista proprio nella prefazione e nel discorso preliminare, grazie al quale si può immaginare il suo carattere, e il modus operandi nell’affrontare i problemi che Parigi gli ha creato. Tutto ciò rimane ovviamente l’opinione di un appassionato, senza nessuna presunzione di voler descrivere e valutare fatti storici.

Tra le esperienze citate da Pinetti nel libro, ve n’è una che ho sempre trovato curiosa, e che spesso ho ritrovato nei libricini ottocenteschi di “magia bianca”. Molti di questi libri infatti esordiscono proprio come i Divertimenti: modo di bruciare un filo al quale è appeso un anello senza che l’anello cada. Per eseguire questo numero dice semplicemente di immergere un filo non troppo lungo per tre o quattro giorni in acqua e sale (fa intendere che la soluzione salina debba essere satura). Fatto questo far asciugare il filo e inserirvi l’anello. Bruciate poi il filo…Pinetti assicura che l’anello non cadrà!

 

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