Il drammaturgo illusionista Ben-Ali-Bey, e l’invenzione del Teatro Nero.

Autore: Leonardo Carrassi*

Chi non ha mai assistito ai suoi spettacoli, non puó farsi una vera idea dell’effetto che esercitava sul pubblico”

                                                      Ottokar Fischer

Al teatro nazionale di Berlino, il 17 luglio del 1882, andó in scena il dramma Donadier Morley. La storia prevedeva ad un certo punto che una ragazza dovesse essere salvata da una cella buia e tetra. Da copione il salvatore era un uomo di colore, e per creare al meglio l’ambientazione scura della prigione, il regista Max Auzinger rivestí il gabbiotto del carcere di velluto nero. Tuttavia gli sfuggí qualcosa, e durante la messa in scena, dell’uomo di colore furono visibili soltanto gli occhi e i denti, come se corpo e volto fossero completamente svaniti. Ad ogni modo l’errore fu provvidenziale poichè Auzinger inizió a partorire l’idea di uno dei piú importanti principi dell’illusione scenica, tecnica conosciuta nel mondo della magia come “Black Art“, e portata oggi ad uno dei suoi massimi livelli dal Teatro Nero di Praga. Tale invenzione fu tanto innovativa e importante da essere oggi uno dei più grandi capisaldi della progettazione di oggetti scenici e grandi illusioni, nonchè di moderne tecniche di manipolazione.

Nel corso del 1885, dopo aver coltivato una lunga barba, esordí col suo primo spettacolo in black art. Da allora si esibí portando in scena un personaggio orientaleggiante che lo caratterizzó per il resto della sua vita artistica, sotto lo pseudonimo di Ben-Ali-Bey.

Nonostante fosse un attore, regista e drammaturgo e cominció tardi la carriera magica, fu considerato dallo storico Ottokar Fischer uno dei tre piú grandi illusionisti della storia, probabilmente grazie alle sue doti attoriali, alla visione scenica di un regista professionista, alla poesia e all’ironia che caratterizzavano le sue rappresentazioni. Lo stesso Fischer ricorda originalissimi numeri tra cui uno scheletro che Ben-Ali-Bey disegnava su una lavagna e che prendeva vita ballando a ritmo di musica, o “La creazione di una donna dagli dèi d’oriente” durante cui un bruco disegnato su un foglio, si trasformava nella crisalide da cui poi usciva una donna farfalla.

Max Auzinger nacque a Monaco il 26 luglio 1839 e lavoró come fabbricante di tappeti sino a quando, giá trentenne nel 1870, decise di dedicare la sua vita allo spettacolo. Auzinger dimostró come teatro e magia si rafforzassero vicendevolmente, dando vita ad un binomio infallibile, tra messa in scena e atmosfera.

Ben-Ali-Bey si esibí sino all’etá di 75 anni, lottando contro diversi imitatori, molti tra i quali scarsi performer che impoverirono e rovinarono i suoi numeri e le sue invenzioni. Max Auzinger morí a Berlino il 14 maggio 1928 alla veneranda etá di 88 anni.

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