Tabarin, tra ciarlataneria e commedia dell’arte

Tabarin, tra ciarlataneria e commedia dell’arte
 
Non molto si sa della vita Tabarin, attore, mago, saltimbanco e ciarlatano vissuto a cavallo tra il ‘500 e il ‘600, ed oggi, a parte la raccolta delle sue opere, è più facile imbattersi in qualche informazione didascalica che a fonti accurate e precise. Personaggio della commedia dell’arte nato a Verdun nel 1584, ci arriva per il suo legame col trasformismo e per aver dato origine alla “chapeaugraphie“, arte di interpretare svariate figure grazie ad una sorta di cappello, cerchio di tessuto trasformabile all’occorrenza nei cappelli di molti personaggi, dei quali interpretava il carattere. Tabarin diceva che tale copricapo gli fu offerto dal dio Saturno, a condizione che mai lo desse via o lo vendesse. 
L’Enciclopedia Treccani si riferisce al nome come uno pseudonimo, “un nome d’arte probabilmente di origine italiana (Tabarrino, da tabarro), di un attore comico francese, autore di farse”.
Tabarin si esibiva a Parigi, sulla Place Dauphine e sul Pont Neuf, (luoghi che frenquentò Pinetti circa un secolo e mezzo dopo, storicamente frequentato da artisti, imbonitori e ciarlatani), col vero scopo di vendere al pubblico unguenti, balsami e medicamenti miracolosi. Si esibiva su un palcoscenico improvvisato con un fondale a siparietto, e con un sottofondo musicale di strumenti a corde.
TabarinBisogna fare attenzione a non confondere Tabarin con il Barone de Grattelard, saltimbanco associato al ciarlatano Desiderio de Combes o Descombes che operava nello stesso periodo attorno alla Place Dauphine.
La stessa enciclopedia Treccani ammette di non sapere con certezza il suo vero nome, riportando testuali parole: “identificato da taluni con Antoine Girard, cui faceva da spalla il fratello Philippe detto Mondor, da altri con Jean Salomon“. 
Riferendosi alle farse la Treccani continua “Riunite nell’Inventaire universel des oeuvres de T., contenant ses fantaisies, dialogues, paradoxes, gaillardises, rencontres, farces et conceptions (1622), le farse s’ispirano alla commedia dell’arte e hanno un preciso carattere italiano: risultano di brevi dialoghi, misti di italiano e francese, spiritosi e spesso con bastonatura finale. Il costume di T. è bianco: una casacca attillata e orlata di verde e rosso, senza bottoni; cappello di feltro scuro e piuma verde; T. è passato in proverbio per l’abilità trasformistica“.
 
Vestito con un “tabarro”, un cappotto che aderiva alle maniche, un paio di pantaloni di lino bianco e un cappello imponente, Tabarin arringava i passanti. Si concedeva le sue “tabarinades”, dialoghi filosofici con un tono a volte tagliente. 
TabarinNella sua raccolta di domande tabariniche, ci sono dialoghi tra Tabarin e il suo maestro Mondor (interpretato da Philippe), che riuniva quesiti per tutti gli argomenti sia filosofici che pratici, sino a chiedersi “perché i cani sollevino la zampa per fare pipi”.
Durante gli spettacoli più elaborati si esibiva con sua moglie Francisquine vestita da Arlecchino ed altri attori, recitando parodie e facendo allusioni basate sull’attualità, storielle popolari e di corte che divertivano i parigini. 
I fratelli Girard si ritirarono attorno al 1628 e si stabilirono in Borgogna, pare discretamente benestanti. Tabarin morì a Parigi il 16 luglio 1633. Oggi il suo volto si può vedere inciso su una medaglia ovale, eseguita dall’incisore Jean Varin in data non definibile. Una copia è conservata al Musée Carnavalet di Parigi. 
Le edizioni delle farse di Tabarin, pubblicate tra il 1622 e il 1634, ebbero grande successo. Tale teatro barocco esercitò una sua influenza sulle opere di Molière e La Fontaine. 
Tabarin

Il volto di Tabarin inciso da Jean Varin

 

Fonti e approfondimenti


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