L’iconografia diabolica nei manifesti, il mago e la consulenza di Mefistofele

L’iconografia diabolica nei manifesti, il mago e la consulenza di Mefistofele

Perchè nei manifesti a cavallo tra ‘800 e ‘900 compaiono spesso i diavoli a fianco del mago?

 

Questo è un articolo che avevo in cantiere da un po’, ringrazio per tanto Maurizio Di Martino che mi ha dato voglia di completarlo proprio ieri notte, grazie ad uno scambio di idee notturne, poichè sappiatelo, gli ultimi illusionisti che vanno a dormire in italia, siamo io e Martin. Ma torniamo al tema di questo nuovo argomento. Qualcuno asserisce simpaticamente che la simbologia dei diavoli che appaiono come stretti confidenti del mago, nelle locandine ottocentesche, porti con sé il motto che un prestigiatore “ne sappia una in più del diavolo”, ma per quanto molto ben accostata, la motivazione è leggermente più complessa e trova origini storiche e culturali più interessanti.
Difficile dire chi prima adottò questo genere di iconografia sui propri manifesti pubblicitari, ma come asserisce D. Carnegie, potrebbe avere origine dai vecchi spettacoli di fantasmagoria e lanterne magiche dei primi 800, durante cui si proiettavano spiriti e diavoli tra fumo, pareti e schermi, dando vita ad esseri provenienti dall’aldilà. Ma non finisce qua.
Robert Heller
Il primo celebre illusionista che abbia utilizzato “esseri immondi” in uno dei propri manifesti, fu Robert Houdin al St. James Theatre di Londra, ma chi ne fece un uso più audace fu Robert Heller, mago dalle magnifiche doti comunicative e pubblicitarie, che ad un certo punto utilizzò persino lo slogan “Go to HELLer“, invitando il pubblico a teatro. Tale artista fu così sfacciato da mandare i poster perfino alle chiese locali, scatenando la curiosità dei sacerdoti che andavano a guardare lo show e che con buone probabilità ne avrebbero parlato e diffuso la voce.
Sempre secondo Carnagie, il personaggio diabolico che compare nei manifesti accanto ad Alexander Herrmann, Kellar, ServaisLeroy e successori, ha invece l’aspetto di Mefistofele. Questa è l’iconografia che tutti conosciamo e proverrebbe dalle correnti folkloristiche tedesche, imbevute delle vicende di Faust, quelle di un uomo molto intelligente che vende l’anima al diavolo in cambio di poteri magici e della vera conoscenza. Mefistofele è un servo del diavolo che ha il compito di raccogliere le anime dei dannati, ed è questo l’immaginario iconico di tali poster, che sopravvissero anche nel ‘900, con Thurston e fino alla fine della Golden Age. Il mago sigilla quindi un patto con il diavolo per ottenere i poteri magici e la conoscenza assoluta. Mefistofele corrompe quindi l’uomo con la conoscenza e porta via la sua anima. Da qui i diavoli compaiono nei disegni sempre come consiglieri del mago, comunicando all’orecchio idee e segreti. Il mago si serve quindi della consulenza demoniaca, ormai schiavo del demonio, ricoprendo però un ruolo audace e coraggioso.
Il motivo di tale scelta iconografica è ovviamente legato al mistero e alla conoscenza arcana e lo scopo è quello di rendere l’esperienza dell’illusionismo più mistica. Tutta pubblicità in sostanza: quale modo migliore di attirare l’attenzione per un illusionista dell’ottocento, a cavallo delle correnti spiritistiche ed occulte? 
Herrmann magician
I primi due artisti di grande successo mondiale ad usare litografie a colori e immagini diaboliche furono Alexander Herrmann e Harry Kellar. Herrmann morì nel 1896 e il nipote Leon, che aveva una sorprendente somiglianza con Alexander, si unì professionalmente alla vedova Adelaide per occuparsi dello spettacolo e le immagini infernali continuarono sino a quando Adelaide, rimasta sola, decise più tardi di presentarsi con una immagine più angelica.
Il primo utilizzo dei demoni da parte di Kellar, fu nel 1884. Il mago veniva sollevato sopra il pubblico dagli angeli, mentre sul palco c’è un demone alato. Il suo iconico poster invece, con i demoni sussurranti sulle spalle, è probabilmente il poster più copiato nella storia della magia.
Harry Kellar
Quando il successore Howard Thurston acquistò il suo spettacolo, continuò ovviamente ad utilizzare i folletti e i diavoli di Kellar. Seguirono tutti: Raymond, Dante, Carter, Blackstone si fecero ritrarre coi diavoli, persino Houdini.
Moltissimi furono gli illusionisti a cavallo tra 8 e ‘900, che comparvero nei loro manifesti con immagini diaboliche, fino ai più moderni Silvan, Ricky Jay e al più giovane David Blaine, indubbiamente desiderosi di dare quel tocco vintage e romantico ai loro show.
Thurston
BlackstoneCarter

Fonti e approfondimenti:

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