Le origini del cinema, dalla Lanterna Magica al Fantasma di Pepper

Le origini del cinema, dalla Lanterna Magica al Fantasma di Pepper

Autore: Leonardo Carrassi*

Il piú antico antenato del cinema, o meglio la sua piú antica descrizione, risale al 1420 circa nel “Bellicorum et instrumentorum liber” di Giovanni Da Fontana. Lo strumento disegnato nel libro pareva essere una sorta di proiettore senza lenti utilizzato per creare l’immagine di un demone. Nel 1646 Athanasius Kircheril, padre gesuita, ne riportó l’esistenza sul testo “Ars Magna Lucis et Umbrae”. Chi lo conoscesse e chi lo utilizzasse non è ancora dato saperlo. Qualche anno dopo, nel 1659 lo scienziato olandese Christiaan Huygens lo citò fra le sue invenzioni, chiamando tale strumento “Lanterna Magica” e nel 1678, l’ottico italiano don Matteo ne avrebbe costruito un esemplare.

Tale marchingegno destinato a suscitare interesse e mistero, non era altro che un proiettore di immagini, molto simile al macchinario moderno utilizzato per le diapositive. Originariamente la lanterna poteva proiettare un’immagine statica attraverso l’utilizzo di un singolo vetrino, in seguito si arrivó ad utilizzare piú immagini che, proiettate ad una certa velocitá davano l’effetto del movimento.

Le immagini proiettate furono spesso luoghi o soggetti di interesse naturalistico quali piante e animali, nonchè immagini fantastiche e religiose.

Tuttavia la Lanterna Magica è forse piú conosciuta per i suoi utilizzi spiritici e per le proiezioni legate ai fantasmi. Tra i primi, o forse il primo ad utilizzare il macchinario per tali scopi fu il rabbino Loew (1520 – 1609) con l’intento di intrattenere l’imperatore Rodolfo d’Asburgo con immagini dei suoi antenati. Purtroppo si racconta che tale momento “dilettevole” si trasformó in panico e portó addirittura ad un incendio.
Nel 1660 anche Thomas Walgensten usó la sua “Lanterna della paura” per evocare gli spiriti. Tra gli altri fu poi il turno del Conte di Cagliostro che approfittó della lanterna per le sue attività esoteriche, e in seguito il momento dell’illusionista Johann Georg Schröpfer di Lipsia (1730 – 1774) massone e occultista. Schröpfer con l’aiuto di un’equipe ben preparata, metteva in scena evocazioni spiritiche molto suggestive e con l’intento di convincere il pubblico di possedere particolari poteri. Col tempo cominció a crederci anche lui e divenne folle a tal punto da persuadere sè stesso di essere perseguitato da veri demoni. Durante uno spettacolo Schröpfer si sparó promettendo al pubblico di resuscitare.

L’evoluzione della lanterna vide in seguito Paul Philidor (17?? – 1828), illusionista tedesco di cui non si conosce esattamente data e luogo di nascita. Vissuto a cavallo tra il XVIII e XIX secolo copió parte del repertorio di Pinetti e le tecniche fantasmagoriche di Schröpfer. Le sue prime esibizioni pubbliche si tracciano a Berlino nel 1789, ma furono presto sospese perchè il mago millantava poteri soprannaturali. Si esibí poi a Vienna per un anno nel 1791, ed in seguito si trasferí a Parigi, tuttavia furono anni di grandi tensioni dovute alla Rivoluzione Francese e alcune allusioni politiche durante i suoi spettacoli lo misero nei guai con personaggi del calibro di Robespierre, per tanto fu arrestato.

Nel 1801 Philidor allestí una mostra permanente al Lyceum Theatre di Londra mettendo finalmente in chiaro che le immagini fantasmagoriche,  frutto di un trucco, avevano il semplice scopo di intrattenere il pubblico.

Col nome di Paul de Philipsthal, Philidor, ormai trasferitosi a Londra, fu osservato dal belga Étienne-Gaspard Robert (1763-1837) che perfezionó le tecniche del mago olandese e creó il primo vero spettacolo di Phantasmagoria, che oggi possiamo considerare l’origine del cinema horror.

article01Étienne-Gaspard Robert, spesso conosciuto con il nome d’arte di “Robertson“, fu un eminente fisico belga e illusionista, descritto da Charles Dickens come “un uomo di spettacolo onorevole e ben istruito”

Rispetto alla lanterna di Philidor, Robertson aggiunse obiettivi regolabili, un carrello mobile che permetteva all’operatore di modificare la dimensione dell’immagine proiettata, la possibilità di proiettare piú immagini contemporaneamente e uno schermo semitrasparente che nel mezzo della sala creava l’effetto di immagini a mezz’aria. Con le sue modifiche ottenne il brevetto per la “lanterna magica su ruote” che chiamó “Fantoscope“. Utilizzó inoltre il fumo per creare alcuni effetti, specchi per nascondere i macchinari, effetti sonori tra cui tuoni e musiche inquietanti, attori e ventrilocui per rendere piú credibili le apparizioni. Grazie alle sue qualitá da pittore creó vetrini e proiezioni di ottima qualità e rappresentazioni di famosi eroi francesi tra cui Jean-Paul Marat, Voltaire, Rousseau.

Fece la sua prima apparizione al Pavillon de l’Echiquier il 23 gennaio 1798 davanti a sessanta persone, anticipando al pubblico che avrebbe evocato i loro parenti morti. Di seguito la testimonianza di uno spettatore:

Un decemviro della Repubblica ha detto che i morti non tornano piú, ma assistere alla mostra di Robertson vi convincerá presto del contrario, perché vedrete folle di morti tornare alla vita. […] Alle sette un uomo magro e pallido, entrò nella stanza dove eravamo seduti, e dopo lo spegnimento delle candele ha detto “cittadini e signori, io non sono uno di quegli avventurieri e truffatori impudenti che promettono più di quello che possono fare. Ho assicurato il pubblico nel Journal de Paris, che posso portare i morti alla vita, e lo farò. Quelli della società che desiderano vedere le apparizioni dei loro cari passati ad altra vita a causa di malattia o per altro, devono solo parlare e io obbediró ai loro comandi”. Un attimo di silenzio, e un uomo coi capelli arruffati e gli occhi tristi esclamò: “non essendo stato capace di riaccendere il culto di Marat, sarei almeno contento di vederne la sua ombra”. Robertson immediatamente gettó sul braciere contenente carboni accesi, due bicchieri di sangue, una bottiglia di vetriolo, alcune gocce di acquaforte e due numeri della rivista des Homme Litris e immediatamente apparse in mezzo al fumo provocato dalla combustione di queste sostanze, un orrendo fantasma armato di pugnale, che indossava il cappuccio rosso della Libertà. L’uomo per la cui volontà era stato evocato il fantasma sembró riconoscere Marat, e si precipitò in avanti per abbracciare la visione, ma il fantasma fece una smorfia spaventosa e scomparve. Robertson gettò sul braciere alcune piume di passero, un pezzo o due di fosforo e una dozzina farfalle secche. Apparse una bella donna con il seno scoperto e i capelli che le accarezzavano il corpo e sorrise al giovane con tenero riguardo e dolore. Un individuo seduto accanto a me improvvisamente ha esclamato “O cielo! è mia moglie tornata alla vita”, e si precipitò fuori dalla stanza, pensando di aver visto un fantasma.
Robertson fece diverse rappresentazioni finchè venne indagato dalle autorità e gli spettacoli vennero sospesi per la sola paura che fosse rievocato il fantasma di Luigi XVI, richiesta fatta da un membro del pubblico.

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Spostatosi a Bordeaux, fece calmare un po’ le acque e nel frattempo elaboró ulteriormente lo spettacolo per tornare a Parigi solo due settimane dopo e cominciare ad esibirsi nel contesto gotico, inquietante e ideale, del Convent des Capucines nei pressi di Place Vendôme, a partire dal 3 gennaio 1799 e per i quattro anni successivi. Si trattava di un grande locale abbandonato decorato per farlo sembrare una cappella, situato nel mezzo di un chiostro disseminato di lapidi spezzate, perfetto per far pensare al pubblico che i fantasmi provenissero da reali sepolcri.

Il successo di Robertson creó ovviamente degli emuli ma anche quando provó a citarli in tribunale non ottenne nulla se non la rivelazione dei trucchi davanti ad un pubblico divertito. Tuttavia riuscí a risollevarsi e ad ottenere ancora successo, grazie anche alla collaborazione di Fitzjames, un ventrilocuo eccellente che portó lo spettacolo ad un grande livello di realismo a cui gli emuli non arrivarono mai.

Robertson continuó successivamente a portare lo spettacolo in giro per il mondo.

Verso la metá del XIX secolo, agli albori della corrente spiritistica dei fratelli Davenport, le immagini proiettate nelle sale e nei teatri, per quanto dotate di movimento, trovarono un’evoluzione ben piú realistica col “Fantasma di Pepper“. Grazie ad una tecnica ben diversa da quella utilizzata da Robertson, le proiezioni in scena diventarono davvero realistiche, nella fattezza e nei movimenti, veri e propri ologrammi, senza l’utilizzo di vetrini e lanterne. La tecnica comparve in realtà  nel 1584 descritta in “Magia Naturalis” di Giovanni Battista Della Porta con una descrizione dell’illusione dal titolo “Come possiamo vedere in una camera cose che non ci sono”.

Il prestigiatore olandese Henri Robin (Joseph Henrik Donckel,1811-1874), ne presentó per la prima volta l’applicazione in uno spettacolo di illusionismo, la “Fantasmagorie vivante”. Robin fu rivale di Robert-Houdin, principalmente per la paternitá della bottiglia inesauribile di cui rivendicavano entrambi l’invenzione, e in effetti Robin non sembró mai uno stinco di santo poichè in altre occasioni si dimostró debole alle tentazioni, tanto che copió i numeri dei fratelli Davenport non appena arrivarono a Parigi.

Robin ebbe comunque una carriera di tutto rispetto. Nella seconda metá del secolo si esibí nel Castello di Windsor su richiesta della regina Vittoria e nel 1861, fu il primo illusionista ad offrire un programma magico completo all’Egyptian Hall, vantando 309 repliche in un anno. Tra il 1862 e il 1869, gestí un teatro nel Boulevard du Temple a Parigi, la “Salle Robin”. La sua illusione più nota, dopo la proiezione degli spiriti, fu”The Medium of Inkerman”, in cui un tamburo sul palco veniva apparentemente colpito da uno spirito invisibile, in risposta ad alcune domande del pubblico.

Ma torniamo alle proiezioni degli spiriti. Il “Fantasma di Pepper” prende il nome da John Henry Pepper, direttore del Royal Polytechnic Institution, che compró un dispositivo detto “Aetheroscope” creato dall’ingegnere di Liverpool Henry Dirks (1806 – 1873) nel 1858. Dirks provò a vendere la sua idea nei teatri tuttavia l’invenzione richiedeva la ricostruzione del palcoscenico, e piú avanti progettó una cabina presso il Politecnico Reale, dove conobbe John Pepper. Quest’ultimo comprese che il metodo poteva essere modificato per essere inserito nei teatri esistenti per la prima volta a Londra in “The Haunted Man” di Charles Dickens per la vigilia di Natale del 1862. Il processo viene copiato da molti teatri che presto riconosceranno le royalties a Pepper. L’attrazione conobbe grande successo nel Regno Unito e in Francia, e dopo la rappresentazione al théâtre du Châtelet nel 1863, gli spettacoli di questo genere si sono moltiplicati nei teatri parigini.

Diventando nota come “il Fantasma di Pepper, vedendo omesso il suo nome, Dirks si convinse che la tecnica gli fosse stata soffiata con un complotto dal Politecnico e che nello stesso complotto vi fossero stampa giornali.

Nonostante fosse popolare col suo nome, in uno dei suoi libri Peper sottolineó il merito di Dircks, accreditando l’ingeniere come il creatore dell’invenzione.

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