Il mio contributo per il Fans Club del Mago Alexander

Il mio contributo per il Fans Club del Mago Alexander

Se penso ad Elio vedo qualcos’altro, molti vedranno un illusionista magistrale, un artista televisivo, un uomo di spettacolo. A me viene in mente altro, non riesco a confinare Elio nel personaggio di Alexander, d’altronde sarebbe riduttivo ridere su una caduta di Charlot senza conoscere la profondità di Chaplin. Ma questo esempio non calza per ogni artista, gli artisti vivono spesso nell’autodetenzione, schiavi dell’intervento, sudditi delle proprie magie fuori dal palco, e nella preoccupazione della battuta giusta non richiesta. Molti artisti, in sostanza, rappresentano esattamente l’immagine che hanno creato di sè, Elio invece fa parte di quei virtuosi che prima di tutto sono altro, per questo se penso ad Alexander mi viene in mente Elio, nonostante la figura magica sia stata per me fonte di vera ispirazione. Elio, e parlo per come lo vedo io, è innanzi tutto una persona di enorme sensibilità e prismatica cultura, un curioso, un appassionato, un viaggiatore, un viveur poco mondano, una persona che non sa rinunciare alle cose belle della vita e alla bellezza… e nel viveur, un po’ dipendente dalle emozioni viscerali, mi ci rivedo molto. Sarà per questo che pur vedendolo raramente posso dire di volergli bene, fin da quando lo conobbi su una nave più o meno 16 anni fa. E da allora, fino a quando l’ho visto l’ultima volta, il leitmotiv è sempre lo stesso: lui parla ininterrottamente, io ascolto senza stancarmi e gli argomenti non hanno necessariamente a che fare con la magia.

C’è qualcosa in Elio che pare quasi un ossimoro, lui parla moltissimo e di tutto, sempre con una certa competenza, chiede, fa domande ed è molto presente, ma nella vita è paradossalmente silenzioso e riservato, salottiero ma come dicevo poco mondano, lontano dagli incontri magici nei quali sarebbe satellite attorno agli ospiti. E a tal proposito faccio un altro volo pindarico sullo show business legato alla magia: se ci pensate bene, pochi nomi sanno vivere nel silenzio, Elio sì, e il suo silenzio fa eco, unendosi a quei personaggi la cui scarsità ed invisibilità social crea valore.

Scrivo questo articolo nel blog per dare il mio contributo al neonato fans club, idea magnifica di Gabriele Gentile, e voglio chiudere con qualche flash, quei flash back apparentemente privi di un senso quando si pensa ad una persona o ad un luogo, ad esempio, ma che si portano un po’ con sé come immagini di copertina. Ricordo un suo spettacolo del 2004 che vidi dal vivo e ho come scolpito nella testa un numero in cui faceva saltare dalle sedie tre spettatori, sicuro che utilizzasse tre sedie elettriche (pochi mesi fa ho scoperto da lui che erano sedie del tutto normali) e una origami presentata con vera maestria. Tra questi flash vedo poi un seminario di ipnosi a Milano, lui era seduto tra i corsisti, prendeva appunti e faceva domande nel più totale anonimato, e per terminare, ho qualche immagine più recente legata a un incontro eccezionale con Elio in Indonesia, con cui ho passato due belle serate, una delle quali in un hotel silenzioso senza ospiti, in un outdoor tra vegetazione e zanzare. Durante quell’occasione mi è rimasta impressa una telefonata della madre dall’Italia, che gli chiedeva come fossero andati gli esami all’università (Elio si sta laureando in psicologia), e lì ho visto un uomo di successo parecchio cresciuto, ma ancora tra i libri, con l’entusiasmo di un ragazzo che parlava con sua madre della scuola… cosa vi dice tutto questo?
A presto.
                                               Leonardo Carrassi

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